IMOTSKI NEI MILLENNI

 

      

 

La regione d’Imotski è situata dietro le montagne di Biokovo, sulla frontiera di Bosnia, Erzegovina e Dalmazia, estendendosi sulla superficie di circa 600 kmq. Dal nord-est è limitata dalla frontiera di Bosnia ed Erzegovina, dal sud dal litorale di Macarsca e dal nord-ovest dalla regione di Signo ed Almissa. Si trova sull’altezza che va da 260 m (Il Campo d’Imotski) fino a 440 m (la città d’Imotski). La regione stessa può essere divisa in tre complessi naturali: la regione carsica ai bordi del campo, gli spazi carsici ovvero il Campo d’Imotski, il quale rappresenta una gran depressione tettonica, e la catena di montagne di Biokovo.

 

In quello spazio enorme, l’acqua carsica ha formato un’enorme quantità di forme diverse, tra le quali spiccano i fenomeni dei laghi, di cui questa regione abbonda. Tra i laghi, vi è il più gran numero di quelli secchi. Visto che si tratta del terreno carsico e calcareo, questa regione manca d’acqua. Gli spazi coperti d’acqua sono concentrati nei laghi carsici (Lago Blu e Lago Rosso, Due Occhi, Lago di Prolosac, Galipovac, Lago dei Knezovic, Krenica, Gran Lago, ecc.), nei quali l’acqua viene tramite le sue vie sotterranee, e nel Pantano di Prolosac e il fiume Vrljika, nonché, ogni quel tanto, nel fiume Suvaja. La regione carsica d’Imotski manca di vegetazione per cui, nella sua parte maggiore, è coperta dalla macchia, mentre nelle regioni montagnose vi sono alcuni boschi, soprattutto quelli di alberi frondiferi, quali quercia, carpine e frassino. La gente è dedicata soprattutto all’allevamento del bestiame.

 

Un altro complesso è quello del Campo d’Imotski, assieme al Pantano di Prolosac e alla parte superiore del fiume Vrljika. Il Pantano di Prolosac, quale un’accumulazione naturale, nel periodo d’acque alte copre due laghi carsici, Provalija e Krenica. Nel mezzo di questo spazio acquoso è situata un’isoletta sulla quale si trovano le rovine del convento francescano. Questo complesso è interessante più come un fenomeno idrografico, molto addatto alla caccia ed alla pesca, che come un fenomeno carsico. La sorgente del fiume Vrljika spicca per una serie di sorgenti e laghi carsici (Due Occhi). L’importanza di questo fiume per il Campo d’Imotski è inestimabile, dato che esso lo annaffia in abbondanza. Vrljika è nota per la specie endemica di trotta, cosiddetta “di bocca molle” (Salmothymus obtusi rostris). Il Campo d’Imotski è quasi per intero coltivato e vi si trovano per lo più le vigne.

 

I punti raggiungibili della catena montuosa di Biokovo rappresentano dei belvedere eccellentissimi. Vi sono, poi, delle “grotte di ghiaccio eterno”, che si trovano nei pressi della cima di San Giorgio e rappresentano un’attrazione molto attraente. In queste montagne vivono i camosci e i mufloni.

 

Grazie alla configurazione e allo sbocco verso la valle di Narenta, una gran parte della regione d’Imotski è sotto influenza climatica del clima mediterraneo. L’esistenza di alcune culture mediterranee (ulivi, fichi, mandorli) è il frutto proprio di questo clima, ma, dall’altra parte, il vento freddo di borra che arriva al di sopra delle Alpi Dinariche, in misura significante influenza l’immagine climatica della regione, soprattutto di sua parte di nord-est per cui gli inverni ivi sono alquanto più freddi.

 

È noto che questa regione era abitata ancora nell’era neolitica, di che testimoniano numerosi resti archeologici degli arnesi in pietra (Grabovac, Vinjani), nonché un’urna di Slivno, che risale al 1500 a.C.

Il primo popolo che abitava in questa regione erano gli Illiri. A quel periodo risalgono numerose rovine in tutta la regione, tra le quali spiccano quelle di Postranje e Sebišna, tutte e due rappresentanti dei richissimi siti archeologici.

  Dionisio col suo gruppo, rilievo ; Ričice; secolo II

 

 

      

 Gioielli dei primi abitanti di questa regione, Illiri

 

 

L'abitato più noto degli Illiri era Setovia, odierna Studenti, situata a pochi chilometri da Imotski. Quale fortezza nonché sede militare della tribù illirica dei Dalmati, Setovia ebbe un ruolo importantissimo nelle lotte tra gli Illiri ed i Romani. Lo stesso imperatore Ottaviano soggiornò in queste parti, conducendo i combattimenti, il che ancora una volta conferma l’importanza di questa fortezza per lo sviluppo della guerra. Dopo la sottomissione degli Illiri, questa regione divenne la parte della provincia romana di Dalmazia. Con lo scopo di legare questa regione con il resto dell’Imperio, i Romani costruirono molte strade, alcune delle quali sono tuttora in uso. I Romani, poi, allestivano degli accampamenti per i loro veterani e coloristi, uno dei quali si trovava a Prolosac, oggi testimoniato dalla pietra tombale di un legionario romano della IX legione. Vi è stato trovato anche il rilievo in pietra rappresentante la dea di caccia, Diana, che risale al secolo II, ed un’iscrizione in pietra dedicata a Cerere, nonché un’altra, dedicata alla Trivie, assieme ad una statuetta di bronzo della dea Fortuna - Iside.

 

                                            Diana – dea di caccia, rilievo dal secolo II

 

Statuetta di bronzo di Fortuna – Iside, dal secolo II

     

L'abitato romano più importante era situato al posto dell’odierna Runovići, a otto chilometri da Imotski. Vi si trovava il noto municipio romano Rus Novae, il quale era legato con la strada principale dell’Antica, quella di Salona – Novae – Narona. Il terzo posto importante era Lovreć, l’abitato romano di Tronum o Ludrum, per il quale si suppone che sia stato abbattuto nello stesso periodo quando lo è stata Salona.

Il cristianesimo venne in questa regione molto presto, così che oggi possiamo vedere alcuni resti di chiese paleocristiane, di cui la più importante è quella situata sulla località di Bublin (Zmijavci), risalente alla fine del secolo V. Si tratta di una basilica dentro la quale si trovava anche il battistero con il pozzo battesimale nella forma di croce. Per il secondo pozzetto, di dimensioni più piccole, ivi trovato, questa basilica viene enumerata tra quelle rarissime con due battisteri. Su una parete d’altare era rappresentato il motivo biblico della lotta di San Daniele con i leoni.

Basilica a Zmijavci

 

Battistero della basilica di Zmijavci (secolo V)

Un'altra chiesa importante, risalente allo stesso periodo, si trova a Cista, ed v’ ne un’altra a Prolosac. Con l’arrivo dei Croati in questa regione, è stata formata la parrocchia croata di Emotha – Imota; a quel periodo risale la fortezza d’Imotski, nella quale è stato ritrovato un rilievo in pietra con il motivo d’intrecciatura.

Motivo d'intrecciatura della Topana, secolo X      

Le più recenti ricerche archeologiche hanno confermato l’esistenza di un’altra chiesetta paleocroata a Prolosac, la quale è stata edificata sulle fondamenta di una chiesa paleocristiana preesistente.

Nella regione vi sono anche molte pietre sepolcrali, risalenti alla fine del secolo XII, ossia al periodo dell'avanzata degli eretici bosniaci (i patarini). Queste pietre sepolcrali sono diverse ad tutte le altre, anche da quelle nella vicina Erzegovina; gli anni in esse sono segnati in umeri per cui è facile stabilire il periodo in cui sono state fatte: la maggior parte risale al Trecento e al Quattrocento. Si trovano per lo più nella regione di Berinovac, Cista, Lovreć, Lokvičići e Zagvozd.

Con l’arrivo dei Turchi nel 1943, avvengono dei grandi cambiamenti nella vita del popolo di questa regione. Imotski diventa un centro importantissimo, sia militare, sia amministrativo. In tutta la regione vengono rinnovate le fortificazioni. Dopo l’ultima guerra tra i Turchi e la Serenissima, nel 1717, questa regione passa sotto il dominio della Serenissima e la città d’Imotski diventa un posto fortificato sulla frontiera turca. L’odierna frontiera verso l’Erzegovina risale a quel periodo. Con la caduta della Serenissima, la regione d’Imotski passa sotto il dominio degli Austriaci e poi dei Francesi. Dal periodo del dominio francese oggi è conservata la strada attraverso Turia, tuttora chiamata la Strada del Napoleone. Dopo la caduta di Napoleone, questa regione ancora una volta passa sotto il dominio degli Austriaci ed in quel periodo cresce il movimento popolare per l’unificazione della Dalmazia con la Croazia, nel quale spiccano fra Rajmond Rudež, Ante Rossi e Mihovil Pavlinović, e ad Imotski nel 1868 viene fondata una delle più vecchie sale di lettura in Dalmazia, la quale ha giocato un ruolo importantissimo nella vita culturale e politica di tutta la regione.

Le sofferenze di due grandi guerre mondiali non hanno risparmiato neanche questa regione, il cui popolo ha sofferto tantissimo a causa di proprie idee nazionali e patriottiche, ivi incluse le migrazioni massicce negli anni ’50 e ’60, per cui oggi il numero degli abitanti è quasi dimezzato, mentre molte case sono state abbandonate.

LA CITTÀ D'IMOTSKI è situata nel profondo entroterra dalmata; dista 50 km dal mare e 100 km dalla città di Spalato. Questa città ha tutte le caratteristiche di una cittadina sul litorale, sia per la sua architettura, sia per il suo clima. La città è sistemata sull’altopiano chiamato Podi (Piani), il quale si trova a 440 m d’altezza, per cui domina su tutto il campo e tutti i villaggi circostanti.

Le prime tracce degli abitati in questo posto risalgono all’epoca preistorica, di cui sono testimoni i resti illirici. C’era, poi, nell’epoca romana, un abitato sistemato tra Borak e Glavina. A Borak vi sono stati trovati i resti di una villa rustica del quarto secolo con i mosaici pavimentali. Quando vennero qui, i Croati vi formarono la parrocchia d’Emotha (Imota), che con questo nome viene menzionata da Constantino Porfirogeneto nel secolo X. e al quale risale anche la denominazione odierna della città.

La città è dominata dalla fortezza Topana, sistemata nei pressi del Lago Blu, costruita nel secolo X. Grazie alla sua posizione dominante sulla parte maggiore della regione, la fortezza ebbe, durante i secoli, una grande importanza strategica. I Turchi vi risiedevano più di 200 anni, fino al 1717, al quale tempo risale l’aspetto odierno della fortezza.

 

Questa località oggi viene visitata da molta gente, sia perché si trova nelle vicinanze immediate della città, sia perché vi è un belvedere magnifico. Sono appunto questi i motivi per cui, durante i mesi estivi, vi vengono svolti numerosi spettacoli.

Il Lago Blu è sistemato quasi nella città stessa ed è molto appropriato per le passeggiate e, durante l’estate, anche per il bagno. La stessa cosa può essere detta anche per il Lago Rosso, il quale è, però, un po’ più distante. Questi laghi, come molti altri, sono conseguenza dello sprofondamento di grotte subacquee, e nelle vicinanze della città ve ne sono ben diciannove. Il Lago Rosso è il più profondo in Europa: la depressione va da 396 a 485 metri, mentre la profondità dell'acqua è più di 250 metri. Sia il Lago Blu, sia quello Rosso, da sempre sono stati all'origine di molte storie. Il Lago Rosso è servito come lo sfondo della canzone in cui un poeta ignoto racconta la storia del ricchissimo Gavan e del suo meraviglioso castello, il cui sprofondamento ha provocato il formarsi di questo lago. Il Lago Blu è legato alla legenda di cui canta la balata popolare di Hasanaginica. Il poeta tedesco Goethe, avendo capito il suo valore, aveva tradotto quella balata in tedesco, dal quale poi è stata tradotta in molte altre lingue. La storia della ballata è legata a questo paese, mentre la tomba dell'eroina – Hasanaginica – è situata, dice la legenda, a Gaj, nelle prossimità del Lago Blu.

 

 

Costume d'Imotski

A Imotski c'è una ricca collezione museale, situata nel convento francescano, la quale comprende degli artefatti importanti, di tutte le epoche per le quali passava questo paese ed il suo popolo. Tra gli oggetti esposti più importanti possiamo menzionare le pareti d'altare della basilica paleocristiana di Zmijavci (5° secolo) ed il grande antependio (arazzo con il motivo d’eucharistia del ‘700). I francescani hanno una lunga tradizione in questo paese: il loro primo convento era situato a Jauk (fonte del fiume Vrljika), laddove ancor’oggi, accanto alle rovine della Chiesa della Madonna del ‘300, possiamo vederne i resti delle fondamenta. Tutto il paese era la proprietà dei benedettini dal 6° secolo. Il convento francescano a Imotski è stato costruito nel 1738, dopo che i Turchi sono stati espulsi dal paese.

Nelle prossimità della città c’è un bosco dei pini, il cosiddetto parco Gaj, il quale durante i mesi estivi offre un’ombra piacevole.

L’architettura del vecchio nucleo della città, che rispecchia tutte le caratteristiche dei paesi del litorale, è molto interessante. Le case di pietra, di cui quelle più vecchie hanno conservato il tetto costruito dalle piastre di calce, strade ripide con gli scalini di pietra e qualche casa con il vecchio battente sulla facciata principale – tutto ciò dimostra l’aspetto del paese di moltissimi anni fa. Per la sua importanza, per l’importanza della conservazione dell’aspetto originale, il nucleo della città è sotto la protezione dello stato.

Una delle prime fotografie d’Imotski

 

Alcuni edifici con le bellissime facciate e con i cancelli di ferro battuto, costruiti nell’epoca della secessione, testimoniano che agitazioni stilistiche non mancavano neanche qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I mobili dell’epoca della secessione nelle case d’Imotski

Durante tutto l’anno, la città d’Imotski è la sede di molte manifestazioni nelle quali partecipa un gran numero di persone: fino ad oggi si è conservata la tradizione delle festività carnevalesche, il cui organizzatore è la Società “Festività di Bacco”, ma nelle quali partecipa tutta la città; nel periodo estivo hanno luogo vari spettacoli culturali, denominati “Imotska sila”.

Negli ultimi tempi, il 2 agosto viene solennemente festeggiata la Madonna dell’Angelo, la protettrice della città che l’aveva liberata dai Turchi. La Madonna dell’Angelo è la protetrice della città e di tutta la regione. La festa comprende molti eventi religiosi e culturali ai quali partecipa un gran numero di persone di tutto il mondo.

                                                                                    prof.ssa  Snježana Tonković

 

LA LEGENDA DI GAVAN

E DEL SUO "CASTELLO SPROFONDATO"

 

Una volta, molto tempo fa, il ricchissimo Gavan viveva nel suo magnifico castello sulla costa del Lago Rosso. Lui possedeva tutto, il campo d’Imotski e tutti i dintorni. Conduceva una vita sfrenatissima, era un mangione. Non aveva pietà per nessuno, soprattutto non per i poveri; non sapeva che cosa voleva dire la miseria e la sua porta rimaneva sempre chiusa ai poveri; quando l’apriva, era per battere la gente povera e per cacciarla via. Gavan era così, e sua moglie, Gavanuša, era ancor peggiore, molto più cattiva è avida. Lei non conosceva Dio e non aveva mai aiutato un povero, bensì aveva sempre riso della povertà, cacciando i poveri dalla porta del suo castello. Non esistò mai una donna peggiore di questa. Gavan aveva molti figli e figlie e pensava che avrebbe passato tutti i suoi giorni assieme a loro, nella felicità, circondato dalle ricchezze, e che avrebbe lasciato loro tutta la sua fortuna.

I figli erano dello steso stampo dei genitori, Gavan e Gavanuša.

Gavan decise un giorno che avrebbe fatto un magnifico convivio per i suoi amici, anche loro sfrenati come lo era lui. Quando avevano passato tutti i limiti della sfrenatezza, venne un angelo, mascherato da un poveretto cencioso, chiedendo in nome di Dio qualche bricciola di pane per sé stesso e per i suoi figli che morivano di fame. Quando Gavan vide il pover’uomo, si infuriò perché colui lo annoiava mentre lui festeggiava. I figli e le figlie di Gavan corsero a lasciare liberi i cani affinché sbranassero il pover’uomo ed i suoi figli. I cani lo avrebbero fatto se, nell’ultimo momento, la moglie di Gavan non li avesse fermati; lo fece non perché aveva della compassione, ma perché era incinta ed aveva paura che ciò potesse farle del male. Si alzò dalla tavola, prese un pezzettino di pane e lo gettò davanti al poveretto, dicendogli con rabbia: “Prendi, morto di fame, e ringrazia la nostra benevolenza!”. L’angelo prese il pezzettino di pane, lo baciò e lo divise tra i bambini. Poi domandò alla moglie di Gavan: “Dammi, signora mia, per amor di Dio, una goccia d’acqua per spegnere il bruciore della bocca mia e dei miei bambini, e Dio onorerà il tuo bambino e la tua proprietà.”. A posto di mostrare la pietà, la moglie di Gavan prese a calci il pover’uomo, dicendogli: “Che ne farei di tuo Dio, mentre v’è Gavan mio?”

Visto quel comportamento spietato, l’angelo si arrabiò, gettò i suoi abiti cenciosi, prese con la mano destra la spada di fuoco del Giudizio di Dio e fece che il cielo venisse cosparso dalla luce abbagliante, maledisse Gavan, sua moglie, i suoi bambini, tutti gli ospiti e lo steso castello, e sparì sul cielo. In quel momento sul cielo si mostrarono le luci abbaglianti dei fulmini, si sentirono urlare i tuoni, la terra cominciò a tremare, si aprì e inghiottì il castello, Gavan, sua moglie, i loro bambini e tutti gli ospiti.

In quel luogo si formò il Lago Rosso, assieme agli altri laghi nella regione d’Imotski, così come li conosciamo oggi.

Ancor’oggi, accanto al Lago Rosso si possono vedere le rovine, considerate i resti del grande castello di Gavan.

Annotato da: fra Šimun Milinović, "Vienac", 1876

       

     Goran Rukavina, prof.